Ieri sera volevo scrivere un sunto di tutto quello ho fatto in questi giorni ma non ne avevo voglia.
Oggi avrei voluto scrivere quello che non ho scritto ieri ma oggi e oggi e ieri è ieri e di conseguenza non ho scritto nè ieri nè oggi.
Però, dato che sto scrivendo, ciò non è vero, sarebbe come dire che sto scrivendo domani ma ciò non può essere vero perché se sto scrivendo questo fatto sta avvendendo ora e non domani.
Allora dato che sto scrivendo, ed è oggi e non ieri e non sto scrivendo quello che volevo scrivere ieri possiamo dare per scontato che quello che volevo scrivere ieri sia andato irrimediabilmente perso.
E pensare che non ho nemmeno il mal di testa e neppure una punta di ironia sulle dita che stanno digitando sulla tastiera.
Allora ricapitolando oggi è oggi e non lo sarà più non appena avrò postato questa interessantissimo post su ciò che volevo e non ho fatto.
Sara aveva dei bei capelli neri.
Non c'entra nulla ma era una cosa che volevo scrivere una decina di giorni fa e si è imperiosamente affacciata in questa faccenduola tra me, il foglio bianco su cui sto scrivendo, il pedale della frizione che ho dimenticato di premere ed una sessantina di giovani pionieri alla ricerca dell'oro; cosa che stavo leggendo due anni fa e che sfrugugliava da un po' nel mio cervello.
Comuqnue ieri sera avrei voluto scrivere che oggi avrei dato una mano di vernice su un foglio precedentemente nero per farlo diventare bianco. Ecco vedete non riesco a nascondervi nulla di quello che avrei dovuto dimenticarmi e che invece torna prepotentemente alla ribalta. Come il fuoco di fila di domande che mi sono impegnato a non fare mai a nessuno e che invece ogni volta vengono vomitate fuori, tipo un "Come stai?" a chi ha appena perduto un figlio o un "Ti fa male?" a qualcuno che si è appena rotto un braccio.
Milena aveva un bel sorriso e un cappotto di cammello.
E adesso cosa c'entra questa frase qui, mica è farina del mio sacco. Io il sacco l'ho vuotato nella spazzatura insieme ad un fiore che ho trovato, secco, sotto il portico di casa.
Cioè i sacchi da vuotare sono tanti, ci sono i sacchi della spazzatura, e dividere il secco dall'umido e la plastica dal vetro, e i sacchi di parole che abbiamo dentro che ogni tanto escono per proprio conto nel momento sbagliato, "Ti amo Betsabea" e lei si chiama Federica; vaglielo a spiegare poi.
E poi ci sono anche i sacchi di soldi e quelli della corsa e quelli dello spazzacamino che va di tetto in tetto.
E come dimenticarsi dei sacchi nel letto che ci entravi e al momento non capivi pensavi ad una piega.
Ma insomma cosa diavolo sto scrivendo?
Nulla, un post su un blog di attraverso.




