lunedì, 30 luglio 2007
author: Attraverso @ 16:45
category: diario, semiseriose

Ieri sera volevo scrivere un sunto di tutto quello ho fatto in questi giorni ma non ne avevo voglia.
Oggi avrei voluto scrivere quello che non ho scritto ieri ma oggi e oggi e ieri è ieri e di conseguenza non ho scritto nè ieri nè oggi.
Però, dato che sto scrivendo, ciò non è vero, sarebbe come dire che sto scrivendo domani ma ciò non può essere vero perché se sto scrivendo questo fatto sta avvendendo ora e non domani.
Allora dato che sto scrivendo, ed è oggi e non ieri e non sto scrivendo quello che volevo scrivere ieri possiamo dare per scontato che quello che volevo scrivere ieri sia andato irrimediabilmente perso.
E pensare che non ho nemmeno il mal di testa e neppure una punta di ironia sulle dita che stanno digitando sulla tastiera.
Allora ricapitolando oggi è oggi e non lo sarà più non appena avrò postato questa interessantissimo post su ciò che volevo e non ho fatto.
Sara aveva dei bei capelli neri.
Non c'entra nulla ma era una cosa che volevo scrivere una decina di giorni fa e si è imperiosamente affacciata in questa faccenduola tra me, il foglio bianco su cui sto scrivendo, il pedale della frizione che ho dimenticato di premere ed una sessantina di giovani pionieri alla ricerca dell'oro; cosa che stavo leggendo due anni fa e che sfrugugliava da un po' nel mio cervello.
Comuqnue ieri sera avrei voluto scrivere che oggi avrei dato una mano di vernice su un foglio precedentemente nero per farlo diventare bianco. Ecco vedete non riesco a nascondervi nulla di quello che avrei dovuto dimenticarmi e che invece torna prepotentemente alla ribalta. Come il fuoco di fila di domande che mi sono impegnato a non fare mai a nessuno e che invece ogni volta vengono vomitate fuori, tipo un "Come stai?" a chi ha appena perduto un figlio o un "Ti fa male?" a qualcuno che si è appena rotto un braccio.
Milena aveva un bel sorriso e un cappotto di cammello.
E adesso cosa c'entra questa frase qui, mica è farina del mio sacco. Io il sacco l'ho vuotato nella spazzatura insieme ad un fiore che ho trovato, secco, sotto il portico di casa.
Cioè i sacchi da vuotare sono tanti, ci sono i sacchi della spazzatura, e dividere il secco dall'umido e la plastica dal vetro, e i sacchi di parole che abbiamo dentro che ogni tanto escono per proprio conto nel momento sbagliato, "Ti amo Betsabea" e lei si chiama Federica; vaglielo a spiegare poi.
E poi ci sono anche i sacchi di soldi e quelli della corsa e quelli dello spazzacamino che va di tetto in tetto.
E come dimenticarsi dei sacchi nel letto che ci entravi e al momento non capivi pensavi ad una piega.
Ma insomma cosa diavolo sto scrivendo?
Nulla, un post su un blog di attraverso.

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mercoledì, 25 luglio 2007
author: Attraverso @ 22:57
category: poesia, diario, semiseriose

Il volo di un gabbiano scivola lento verso le tue labbra
e sale piano verso il mare che invece scende a bagnarti la schiena
e tu dormi
o fai finta
e mi guardi
o fai finta
e mi cerchi
e io scendo vorticoso nel pieno della tua idea
e tu risali in me
incontaminata

Bevo un bicchier d'acqua
e tu ti disseti 

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martedì, 24 luglio 2007
author: Attraverso @ 10:25
category: varie ed eventuali

http://attraverso.tumblr.com/

Poesie grafonomatopeludicanti.

Buona lettura!

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lunedì, 23 luglio 2007
author: Attraverso @ 14:13
category: diario, semiseriose

Ho passato una settimana in montagna con le pupe, la pupona (la loro mamma, nonché mia ex-fidanzata) e i suoceri. Adesso sono tornato a casa lasciandoli tutti e cinque in montagna e mi accingo a fare le mie vere ferie fatte di lavoro (sic, mi tocca farlo) e giosiose sedute a fare zapping in tv da unico depositario del vero potere casalingo.
Lo zapping televisivo è un'arte. Altro che Blob di Ghezzi dove con quattro tagli ben fatti si riesce a ricostruire la storia a proprio uso e consumo, ovviamente evitando, ormai, qualsiasi immagine tettolofila per far l'occhiolino alle alte cariche cattosessuofobiche e prendendosela con Berlusconi, Fede, speranza e carità e quasi mai con quelli della propria parte se non caduti improvvisamente in disgrazia.
Ma sto divagando a vanvera, torniamo allo zapping.
L'arte dello zapping consiste nel seguire più avvenimenti televisi contemporaneamente senza perdere nessun fatto saliente. Ad esempio un gran premio automobilistco, una partita di calcio e un film poliziesco e magari anche un meteo, un telegiornale, inseguire quella pubblicità che ci piace tanto e un film con Edwige Fenech per rivederne al momento giusto le tette, che è di quello che stiamo vedendo l'unica cosa che valga la pena, a parte un gol o un mesto ritiro della Ferrari.
Per far ciò la concentarazione deve essere massima e oltretutto, per i primi due avvenimenti, bisogna essere dotati anche di un pizzico di sensibilità mediatica (quasi un settimo senso, il sesto serve per inseguire le tette della Fenech) tale da sentire quando sta per succedere l'incidente e/o l'azione da gol e con rapidi e sapienti cambi di canale riuscire a vederli anche se accadono in contemporanea, cosa rara ma possibile. Sky attualmente aiuta nell'opera e con i nuovi decoder è possibile evitare quel secondo di buio che ahimè poteva farci perdere il filo del discorso.
Tutto parte dal presupposto che i fatti salienti in ciò che vediamo in tv sono in realtà pochi e la maggior parte è puro contorno. Un po' come quei lunghissimi romanzi dove per dieci e più pagine si discetta di cose che poco hanno a che fare con la trama tanto che potremmo saltarle a piè pari senza perdere nulla. I best seller fatti in serie sono infarciti di queste cose. Ultimamente ho letto un thriller che poteva essere capito, senza perdere assulutamente nulla, semplicemente leggendo le prime due pagine e le ultime due. Nel mezzo lunghissimi e noiosissime descrizioni di paesaggi, camminate in campagna, speculazioni più o meno sensate e un paio di cose che non c'entravano assolutamente nulla, già che c'era poteva anche metterci la lista della spesa che andava bene uguale. In pratica una Tamarata thriller.
In Tv è lo stesso.
Un Gran Premio automobilistico è partenza, due, massimo tre, cose da vedere e il resto è solo trasferimento. Una partita di calcio si può condensare in quel paio di tentativi di andare a rete. Un film medio (poi ci sono quelli belli ma è tutta un'altra storia) è più complesso ma una volta visti i primi cinque minuti si può capire dove va a parare e di conseguenza avere tutte le informazioni che ci servono per saltare i pezzi ed essere, comunque, sempre nel vivo ("Notte prima degli esami" è uno di questi); se poi guardiamo un serial potremmo addirittura accontentarci del pre e del post e abbiamo visto ben due puntate in una volta sola. Del telegiornale, uno qualsiasi tanto sono tutti uguali, basta il sommario, del meteo la cartina. Più difficile è inseguire quella pubblicità che ci piace ma qui ci viene in aiuto l'esperienza, perché le pubblicità seguono dei ben precisi ritmi e fateci caso (è anche ovvio mica sono scemi in tv, il regime è fatto anche di questo) cambiando canale da uno all'latro la troviamo sempre per cui conoscendo i palinsesti sappiamo anche il target e di conseguenza quali pubblicità verranno tarsmesse e i più bravi sanno anche il momento preciso.  Per le tette della Fenech una volta individuato il film in oggetto e avendolo già visto decine di volte sappiamo esattamente quando appariranno e noi saremo li pronti con il nostro sesto senso che ha fatto pertire il cronometro interno e che, zac, ci fornisce la giusta sincronizzazione. Il PIP (picture in picture) può aiutare ma è da dilettanti, il vero artista dello zapping non lo usa.
E poi, finita la performance zapparola, resta la soddisfazione di aver visto sette cose contemporaneamente e che se anche non ricorderemo nulla di queste cose, anche perché non vedo di che cosa dovremmo ricordarci a parte le tette della Fenech, quanto meno avremo la piacevole percezione non esserci persi nulla, che in questi tempi bui non è cosa da poco.
Su tutto aleggia la sensazione di aver un po' buttato via il tempo ma, queste sono le mie ferie e cosa c'è di più bello che buttare via un po' del poco tempo che ci è concesso. E' come avere in tasca gli ultimi cento euro in monete e usarne una per comprare la Gazzetta. All by myself.

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venerdì, 13 luglio 2007
author: Attraverso @ 16:36
category: diario, semiseriose

Stamattina sono siuscito a finire "Venerati maestri. Operetta immorale sugli intelligenti d'Italiadi Edmondo Berselli, libro che avevo iniziato a leggere a natale.
Ma non è del libro in questione che vi voglio parlare, che è un ottimo libro, ma della ragione per cui ci ho messo otto mesi per leggerlo, il poverino era finito, suo malgrado, nel bagno di sotto.
Allora dovete sapere che io leggo più libri contemporaneamente e in luoghi diversi. In pratica uno o più per ogni luogo deputato alla lettura. I luoghi casalinghi sono il bagno di sotto, il bagno di sopra e la camera da letto. Sì, ho la casa su più piani, che è, per un pigro, una delle più grandi rotture di coglioni che mente umana abbia mai elaborato e per il genitore di due bambine piccole una vera tortura.
Ma torniamo ai luoghi di lettura.
Ogni luogo ha la sua ben precisa logica, il bagno di sotto lo si usa per bisogni veloci, rapidi, indolori, il bagno di sopra per cose più grosse e importanti e il letto per, ovviamente, dormire, anche se da tre anni a questa parte capita che questa operazione venga effettuata anche in altri luoghi, bagni compresi.
Ne consegue che la ponderosità e/o piacevolezza della lettura sia direttamente proporzionale all'importanza del luogo in cui essa si svolge. Una Tamaro, se mai la leggessi, la si leggerebbe al bagno di sotto; un Baricco, se mai prendessi la briga di sfogliarlo, finirebbe al bagno di sopra; un Harry Potter o gli svariati tomi sul nazismo, sulle brigate rosse, sui criminali del XIX, XX e XXI° secolo, Nilus, Hagar e quello che mi piace veramente, a letto.
Nel bagno di sotto la lettura è veloce, distaccata, alle volte addirittura in piedi e procede una o due pagine alla volta, a volte anche meno, tanto che le pagine hanno, in alto, il segno della piegatura, la famosa orecchia, quasi in ogni pagina. Non prestatemi mai un libro da lettura nel bagno di sotto. Nel bagno di sotto ho letto "Ristoranti della Brianza", un po' di "mille lire" (ve li ricordate), i libretti dei comici di zelig e cose similari. Insomma roba da una bottarella e via.
Il bagno di sopra invece ha letture di più ampio respiro. Prima della nascita di 21.29 e 21.30, c'erano sedute che potevano durare anche delle mezz'ore e quasi esclusivamente perché a me piace leggere quando sono seduto sulla tazza del cesso ma, dato il luogo, ci leggo solo cose che reputo semplici, che posso scordare quasi subito una volta finite, ma non durante la lettura. Un Camilleri, un Baricco, una Cornley, un articolo su un quotidiano del giorno prima preso a qualcuno (per scelta politico/religiosa/culturale non compro più quotidiani dal 1994 tranne la "Gazzetta dello Sport" in condizioni di disagio estreme). In pratica, roba che ho voglia di leggere ma che non supera la soglia del piacere momentaneo e che non rieggerò mai.
Il letto è, invece, il luogo delle letture delle cose che veramente mi piacciono, delle cose che leggo fino ad orari che i più considerano sconvenienti e che alle poverine che dormono con me le ha abituate a farlo con la mia lucetta accesa. Vi ho sempre detto che ho sposato una santa, d'altronde. Il letto è il luogo in cui la lettura è per le cose che piacciono veramente (ebbene si mi piace Harry Potter e se muore scriverò anch'io una lettera di protesta alla Rowling, non foss'altro perché magari si impietosisce e mi regala qualcosa, dicono sia una benefattrice), quelle che poi rileggerò e consumerò e soprattutto a letto uso il segnalibri, cosa che non faccio nei bagni. Il lungo abbraccio della passione vera.
Tornando ad Edmondo Berselli, di cui avevo già letto un'esaltante "Il più mancino dei tiri", devo dire che la collocazione al bagno di sotto lo mortifica e che avrebbe meritato sicuramente il mio paradiso dei luoghi di lettura, quello che ormai non posso più usare e che è la sdraio sotto l'ombrellone durante le mie ferie. Mi dispiace di averlo collocato nel posto sbagliato e che ciò mi è costato otto mesi per finirlo (a proposito l'ultima pagina è spettacolare) e che putroppo non lo potrò rileggere, gli ho fatto un mare di orecchie e io non rileggo mai un libro con le orecchie.

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mercoledì, 11 luglio 2007
author: Attraverso @ 17:32
category: diario, semiseriose

Mi sovviene un dubbio di portata biblica, oserei dire,  e allora provo ad esporvelo, gentili lettori e soprattutto gentili lettrici.
Il progresso ci ha donato un mondo in cui lo spostarsi e il comunicare ha immensamente rimpicciolito il mondo. La tanto vituperata globalizzazione è uno degli effetti più evidenti di ciò, ma non è di questo che voglio parlare né del fatto che uno scippo avvenuto a cinquemila chilometri da qui ingenerava in mia nonna un'inquietudine vicina al puro terrore. 
In seguito l'evoluzione dei computer e della rete ci ha portato ad essere in grado di interagire con chiunque in qualsiasi punto del globo terracqueo. Altra cosa estremamente affascinante.
Cioè bimbi e soprattutto bimbe, tutto il mondo diventa il giardino di fronte a casa nostra, non è bellissimo?
Il pensiero di poter chattare liberamente con qualcuno che è a Vadervouille è esaltante pur non sapendo dove sia Vadervouillle e nemmeno se esista un posto che si chiami così.
Chiacchiero con chiunque ovunque senza dovermi spostare di casa e a breve, considerando il progresso prossimo venturo che ci porterà sicuramente ad una traduzione simultanea da una lingua all'altra,  senza dover imparare una lingua diversa dalla mia. Fantascienza? Be' mica tanto se consideriamo a che velocità si è progrediti negli ultimi vent'anni.
Insomma il futuro si prospetta interessante, direi, ma c'è  un dubbio che si sta insinuando nella mia povera mente, il progresso non è che sta prendendo una via un po' troppo virtuale, con tutti i rischi ad esso connessi?
Già adesso, e succede a chiunque di voi stia leggendo queste righe, la stragrande maggioranza dei nostri rapporti umani avviene in maniera virtuale, anzi alcuni di noi hanno più rapporti con persone che sono solo lettere su uno schermo che con voci che ci sputacchiano di fronte. In molti casi è molto meglio la prima ma... estremizzando... Matrix è poi così distante dalla realtà di tutti i giorni?
Ognuno di noi si è innamorato di un personaggio letto in un romanzo o visto in televisione. Io, tutt’ora, provo un’insana passione per la protagonista femminile de “La cittadella”, ma, in ogni caso, erano personaggi con cui non si interagiva. Loro erano chiaramente finti o, comunque, "non-persone" con cui avevamo aperto un canale uni-direzionale.
Ma adesso che con questi personaggi virtuali possiamo interagire quanti amori sono nati e morti senza che ci sia mai, nemmeno per un secondo, sfiorati? Il canale aperto è bi-direzionale, ci si può scrivere, parlare, vedere ma... annusarsi e toccarsi?
Certo il progresso porterà magari anche a quello, ma sempre virtualmente e non è che improvvisamente il paradiso sarà il desktop e l'inferno il cestino, fino al giorno in cui un bugs nel passaggio da "Vista 2144" ad "Annusa 2145" non ci renderà tutti improvvisamente... ciechi, muti e sordi, le mani in un paio di guanti, la minchia intrappolata in un fatto apposta tipo mungitrice automatica e il giardino di fronte a casa nostra completamente vuoto?
Si apra il dibattito ma non mi si dica: "Ma ci ahi messo quasi un mese a scrivere sta stronzata?".
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